Il falso mito del cibo italiano: da dove proviene quello che consumiamo? - Modus Vivendi
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Il falso mito del cibo italiano: da dove proviene quello che consumiamo?

L’Italia è famosa in tutto il mondo per la grande consumazione di pasta, pane e cereali ma la materia prima da dove proviene? È 100% Italiana? Abbiamo intervistato Giuseppe Pellegrino, agronomo dell’Università di Palermo.

La Coldiretti ha definito l’importazione di grano da parte del Canada un pericolo per i consumatori, perché secondo lei?

“Il grano estero, soprattutto quello Canadese presenta il più alto numero di microtossine, sostanze cancerogene. Il nostro grano del meridione non ha presenza di microtossine, quindi perché dobbiamo utilizzare il grano estero nel quale queste microtossine prevalgono?  La presenza di queste sostanze fa aumentare il rischio di intolleranze come la celiachia e malattie come il diabete.”

Quali altri paesi oltre al Canada esportano grano in Italia?

“Sono diversi i paesi, il Canada fa da padrone e i pastai italiani sostengono che il grano proveniente dal Canada sia uno dei migliori perché presenta una percentuale di proteine del 16%. Un altro paese è ad esempio l’Ungheria.  Confrontiamo tre parametri: proteine, glutine e microtossine, facciamo l’analisi delle microtossine ed è possibile che da un confronto del genere il nostro grano possa diventare migliore”.

Il governo Italiano ha pensato a come potrebbe ridurre la produzione di grano da parte dei paesi esteri?

“Il ministero ha stipulato dei decreti per la difesa del grano duro italiano ma le associazioni e i pastai del Canada e anche dell’Italia, hanno attaccato questi decreti dichiarando guerra al Tar Lazio per bloccarli”.

Qual è l’obiettivo su cui bisogna puntare per risolvere il problema della presenza delle microtossine?

“L’obbiettivo su cui puntiamo affinché si risolvi il problema è quello di modificare il regolamento comunitario del 1981 che permetta l’esportazione e l’utilizzo in Europa di grani duri nei quali sono presenti grandi quantità di microtossine e varie sostanze tossiche e bisognerebbe  informare il consumatore dei rischi ai quali può andare in contro”.

Chiara Badami

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