Il patrimonio enogastronomico della città di Palermo - Modus Vivendi
15916
post-template-default,single,single-post,postid-15916,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,side_area_uncovered_from_content,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-13.1.2,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.5,vc_responsive

Il patrimonio enogastronomico della città di Palermo

La città siciliana si è guadagnata la qualifica di capitale italiana della cultura 2018 anche per la sua storica risorsa culinaria

 

Ormai celebre la sua vittoria come capitale della cultura italiana 2018, Palermo si presenta più in forma di sempre, facendo sfoggio della sua ricchezza culturale. In particolare la tanto amata Terra Del Sole è apprezzata per la sua grande varietà nel campo culinario, che da sempre unisce la gente in un modo unico e particolare.

Si tratta di una terra che ha affrontato secoli di dominazioni da parte di numerose popolazioni, tra cui Arabi e Normanni, che hanno lasciato a Palermo le loro tradizioni più antiche. Le loro specialità culinarie sono state tramandate da generazioni fino ad arrivare oggi sulle nostre tavole, invitando chiunque ad assaggiare capolavori enogastronomici che hanno alle spalle storie ricche e sostanziose che riprendono le origini di tutta la città. Andando nei mercati più conosciuti, come la Vucciria o Ballarò, si può ritrovare la vera essenza di Palermo, dove la gente vive giornalmente i sapori e gli odori di una vecchia città calda, sempre pronta ad accogliere calorosamente gente di ogni tipo.

La cucina Palermitana, curiosa e intrigante, si insidia nel cuore di ogni cittadino, attirando l’attenzione di turisti  di tutto il mondo che, a conoscenza di essa, vengono indotti in un mondo di nuovi sapori e nuove emozioni tipiche di Palermo. Sono punto di riconoscimento della città molte delle specialità palermitane culinarie.

Tra le più rinomate vi sono:  le arancine, ovvero un timballo di riso a forma di una grossa arancia (da qua il nome) avvolto con una crosta di mollica di pane; esse possono variare leggermente la forma in base al ripieno contenuto; le più comuni sono “abburro” o “accarne”, ma vi sono tante varietà di ripieno. “U pane ca meusa” anch’esso molto stimato tra gli abitanti di Palermo, in quanto è composto principalmente da una pagnotta di pane ripiena di milza e polmone; anche qua possiamo trovare delle varietà di condimento tra formaggio e limone. “U sfinciuni”, che nasce come piatto povero della cucina palermitana dove il pane comune subiva una rivisitazione per i giorni di festa. Tipiche della cucina palermitana inoltre le panelle, ovvero sfoglie di farina di ceci fritta aromatizzata con pepe e prezzemolo. Spesso le ritroviamo nel tipico “pane e panelle” insieme ai cazzilli o crocché, ovvero crocchette di patate aromatizzate anch’esse con pepe e prezzemolo. Altri tipici prodotti palermitani sono: la quarume, la caponata, le verdure in pastella, la brioches col gelato, la frittola, la pasta con le sarde, la pasta con i broccoli “arriminati”. Ma una pietanza di cui ogni palermitano saprebbe riconoscerne l’odore a miglia di distanza sono le stigghiola. Si tratta di interiora di animale che vengono preparate e servite in strada dal cosiddetto “stigghiularu”.

Questi sono solo alcuni tra gli innumerevoli piatti palermitani di cui la città gode. È in questa città così confusionaria e così bella che la gente si sente a casa, dove ovunque tu sia sarai sempre circondato da odori e sapori deliziosi.

 

Clara Pipitone

No Comments

Post A Comment