Politica italiana, siamo davvero allo sbaraglio? - Modus Vivendi
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Politica italiana, siamo davvero allo sbaraglio?

Le elezioni politiche del 4 marzo hanno fatto molto discutere, creando allarmismo e panico diffuso; forse è meglio analizzare partiti e programmi in relazione alle criticità italiane e alle soluzioni per risolverle, prima di correre a conclusioni affrettate.

Domenica 4 marzo 2018 gli italiani sono stati chiamati a votare per le elezioni politiche; nello scrutinio, avvenuto subito dopo la chiusura dei seggi, è stata data la precedenza alle schede del Senato. Siamo giunti al termine naturale della XVII legislatura della Repubblica italiana, in carica dal 15 marzo 2013. Si respira aria di cambiamento in Italia, ma prima di saltare al risultato: quali partiti si sono sfidati? E cosa prevedevano i loro programmi? Per avere una visione chiara e generale, è meglio analizzarli.

Movimento Cinque Stelle: l’obiettivo del candidato premier Luigi Di Maio è quello di presentare il suo movimento come diverso dai vecchi partiti ed estraneo alle ideologie tra destra e sinistra.

Alla base della sua campagna elettorale vi è il reddito di cittadinanza: uno strumento di sostegno economico rivolto alle famiglie con un reddito inferiore alla soglia di povertà, decisa dall’ISTAT. L’importo promesso dal M5S è di 780, 00 euro mensili in misura piena per chi ha reddito 0; coloro che, pur avendo un reddito, si trovassero al di sotto della soglia dei 780,00 euro avrebbero diritto alla somma necessaria al raggiungimento di tale soglia. Inoltre, per le famiglie in difficoltà con entrambi i genitori disoccupati, Di Maio promette 1.630,00 euro al mese, in attesa di un nuovo lavoro. Anche i pensionati avranno una pensione minima di 780,00 euro, la pensione di cittadinanza, e per le coppie di pensionati verranno dati 1.170,00 euro netti al mese.

Altro punto fondamentale del programma pentastellato riguarda i tagli agli sprechi in politica: stop a pensioni d’oro, vitalizi e privilegi degli uomini politici. Per il problema dell’immigrazione, il M5S propone una cooperazione internazionale finalizzata anche alla stipula di trattati per i rimpatri e 10.000 nuove assunzioni nelle commissioni territoriali per valutare in un mese, come negli altri paesi europei, se un migrante ha diritto a stare in Italia o no. Italia rinnovabile e con più posti di lavoro? Ci pensa la Green Economy, che prevede: 200 mila posti di lavoro da economia del riciclo rifiuti; 17 mila nuovi posti di lavoro per ogni miliardo di euro investito nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica; uscita dal petrolio entro il 2050; un milione di auto elettriche. Questi i punti chiave del programma, che, per quanto chiaro sull’economia, sull’immigrazione e su come aiutare i cittadini in difficoltà, non prevede punti sulla sanità, sulla cultura o sui diritti del cittadino.

Coalizione di Centrodestra: il programma di questa coalizione è condiviso tra Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia, l’Udc e altre forze di centro. A contendersi il ruolo di leader sono Silvio Berlusconi, di FI, e Matteo Salvini della Lega. A diventare premier sarà il leader del partito con più voti, nonostante Silvio Berlusconi al momento sia ineleggibile a causa della legge Severino (essa stabilisce che i politici e gli amministratori pubblici condannati per reati come corruzione, concussione, abuso d’ufficio e peculato, non sono più idonei a ricoprire cariche politiche o pubbliche); la sentenza della Corte di Strasburgo per frode fiscale, a cui Berlusconi si è rivolto nel 2013, non è ancora arrivata e non è da escludere l’esito positivo.

Punto forte del programma condiviso di centrodestra è la flat tax, che prevede la stessa aliquota per redditi da lavoro, da impresa e redditi finanziari e la cancellazione di qualsiasi detrazione e deduzione fiscale. La proposta è stata rilanciata come strumento per una forte riduzione fiscale a vantaggio del ceto medio, mantenendo in ordine i conti pubblici e consentendo un aumento del gettito fiscale. Sempre in ambito tasse, il programma propone l’eliminazione della tassa di successione e del bollo auto sulla prima vettura, con un limite di esenzione. La coalizione vuole dare aiuto a chi ha più bisogno, tramite il reddito di dignità, con pensioni di 1.000,00 euro per tutti, casalinghe comprese. Sull’Europa annunciata l’esigenza di pochi vincoli e della tutela del Made in Italy. Salvini vede come punto principale della sua campagna l’immigrazione, che deve essere fermata, e i clandestini, che devono essere rimpatriati. Egli propone inoltre la cancellazione della legge sulle pensioni Fornero (essa impone il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo da parte di tutti i lavoratori). Sull’Europa il candidato premier si dice disposto a migliorie, con il volere essere protagonista per difendere le famiglie e le imprese italiane. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, lancia il piano natalità: bonus mensile di 400,00 euro per ogni figlio fino al compimento dei 6 anni e asili gratis, per la tutela delle famiglie. La coalizione propone inoltre l’abolizione della Buona Scuola, la riduzione del numero dei parlamentari e il sostegno alle energie rinnovabili.

Coalizione di centrosinistra: essa è guidata dal Partito Democratico, con Matteo Renzi come candidato premier, affiancata dalla lista Insieme, Civica Popolare guidata da Beatrice Lorenzin, e +Europa di Emma Bonino. Renzi dice di pensare all’Italia che vuole creare lavoro, non assistenzialismo. L’Italia dei diritti, del sociale, della cultura. L’Italia che non esce dall’Euro, ma porta umanità in Europa. Il programma condiviso propone una riduzione del cuneo contributivo dal 33% al 29%, per salvaguardare le pensioni future. Inoltre, propone la stabilizzazione di un salario minimo garantito  per chi non è coperto da un contratto nazionale. Riduzione del debito pubblico e lotta all’evasione fiscale sono i primi obiettivi posti dalla coalizione. Tra le 100 proposte: 240,00 euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino a 18 anni e 80,00 euro per i figli fino a 26 anni. Per l’immigrazione la coalizione afferma di voler controllare le frontiere, combattere i trafficanti di persone, salvare vite umane in mare e accogliere chi fugge da guerre e persecuzioni, migliorare il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e minori stranieri non accompagnati. La legge sulla cittadinanza agli immigrati di seconda generazione, lo ius soli, continua ad essere sostenuta dal centrosinistra.

Liberi E Uguali: questa nuova formazione politica, guidata da Pietro Grasso, rappresenta la sinistra italiana. Per quanto riguarda il lavoro, LEU si propone di cancellare il Jobs Act; sulle pensioni intende allinearsi con gli standard europei. È chiara l’intenzione di superare la Buona Scuola ed eliminare le tasse universitarie. Sul fronte tasse il programma resta vago, per quanto si sia opposto alla flat tax. Sull’immigrazione il partito è favorevole all’accoglienza. Fulcro del programma per l’economia è il Green New Deal, ovvero incentivi sulla crescita economica basata sulle politiche ambientali. LEU prende in considerazione il reddito d’inclusione e si mostra sostenitore della comunità LGBTQ+.

Oltre ai partiti analizzati sopra, altri concorrevano per l’ascesa al governo, ma non hanno riscosso successo.

Al termine delle elezioni, la divisione tra gli italiani è netta: per il senato il 32,2% degli elettori ha votato il Movimento 5 Stelle; il 19,1% ha scelto il PD; il 17,6% Lega e il 14,4% Forza Italia. Per la camera il 32,7% ha espresso la propria preferenza verso il M5S; il 18,7% PD; 17,4% Lega; 14% Forza Italia. Questi numeri però non portano ad una vittoria vera e propria, per la quale servirebbe il 40% degli elettori. I due partiti ad avere la meglio sono stati il M5S e la Lega, ma da soli non possono governare. Cosa succederà allora? Sia la Lega che il PD si dicono assolutamente contrari ad un’alleanza con il M5S; adesso è tutto nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Matterella.

Ma cosa ha attirato così tanti consensi per il M5S e la Lega? Sicuramente ad aver aiutato il M5S nel raggiungimento della vittoria è stata la loro politica di eliminazione dei privilegi dei politici, oltre alla promessa di aiuto nei confronti delle persone in difficoltà attraverso il reddito di cittadinanza. Anche la loro proposta di creazione di nuovi posti di lavoro con la Green Economy ha sicuramente giovato.

Ad aver contribuito al successo della Lega è stata la loro politica ferrea sull’immigrazione, problema che preoccupa gli italiani da troppo tempo.

Infatti, è risaputo che l’Italia è soggetta a numerose criticità, tra le quali ne emergono tre molto importanti. La prima tra tutte è sicuramente il calo demografico: nel 2015 l’ISTAT segnala un calo di 150 mila abitanti, dovuto alle poche nascite e alle numerose morti. Complice anche un calo del supporto migratorio. Se i cittadini italiani avessero più sicurezze economiche farebbero più figli, ma la disoccupazione grava tanto sulla scelta di avere una famiglia numerosa. La seconda criticità è proprio la disoccupazione, che porta il malcontento dei cittadini e la conseguente emigrazione verso altri paesi capaci di offrire maggiore lavoro. Il tasso di disoccupazione italiano a gennaio 2018 è dell’11,1%, la disoccupazione giovanile tocca i 31,5%. Per risolvere questo problema, bisognerebbe creare più posti di lavoro. Altre proposte sono la formazione, l’aumento della produttività del lavoro e una maggiore flessibilità. Il debito pubblico italiano è cruccio di ogni cittadino. A causa di vecchi deficit, dell’inflazione e della poca crescita, non si riesce a rientrare dal debito accumulato negli anni ’80, nei quali il rapporto tra debito e PIL raggiunge il 124,3%. Nel 2018, il rapporto tocca i 133,7%. Come ridurlo? In due modi: tenendo a bada il deficit, quindi facendo crescere di poco il valore assoluto del debito ogni anno, oppure facendo crescere il PIL in maniera più sostenuta. Favorire il Made in Italy e il commercio “tutto italiano” sarebbe d’aiuto alla crescita della ricchezza del paese, causando inoltre un aumento dell’occupazione. Un’altra possibile soluzione al problema del debito pubblico è la tassa patrimoniale una tantum, un’imposta che colpisce il patrimonio mobile e immobile.

Nonostante i possibili cambiamenti, la situazione in Italia è molto delicata. Spetta al futuro nuovo governo cercare di sciogliere la matassa di fili ingarbugliati lasciata dai predecessori. Solo il tempo potrà dirci se i leader scelti dal popolo siano in grado di portare un cambiamento, nel frattempo ci resta solo da aspettare e vedere.

 

Di Matilda Bonifazio

 

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